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DENARO & MONETA

È necessario fare un'importante distinzione tra il concetto di denaro e quello di moneta.

Il denaro è il circolante accettato del mercato, ossia da tutti, in un distinto periodo storico. I gettoni telefonici, i miniassegni degli anni settanta, le caramelle date di resto al bar, le hours di Ithaca (N.Y.) sono un esempio di denaro. In antichità, prima della nascita della moneta in senso stretto, il denaro era costituito da svariate tipologie di oggetti e non solo: semi di cacao, conchiglie, barrette di ferro, spiedi, sale (da cui salario), bestiame (da cui pecunia) e così via.

La moneta (in senso stretto) è il circolante emesso dallo Stato in un distinto periodo storico. Fa parte della categoria del denaro fino a quando viene accettata dal mercato: le monete fuori corso e le monete svalutate non sono più denaro in quanto nessuno le accetta.

 

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MONETE REPUBBLICANE ROMANE

DENARIO - C. DECIMUS FLAVIUS 150 A.C.


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MONETE IMPERIALI ROMANE

 

ANTONINIANO - GORDIAN III 238-244 D.C.

 

AUREUS - GALBA 68-69 D.C.

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DAL BARATTO ALLA MONETA

In assenza di moneta lo scambio di beni e servizi comporta il ricorso al baratto. Lo scambio di beni o servizi contro altri beni o servizi tipicamente risulta funzionale in economie caratterizzate da ridotta frequenza delle transazioni.

Qualora il venditore non desiderasse ricevere, in cambio del bene ceduto, il bene che gli viene proposto, può rifiutare lo scambio oppure accettare il bene proposto per poi rivenderlo ad altri in cambio di un bene gradito oppure di un bene che a sua volta consenta di ottenere quanto desiderato.

Così il venditore può ottenere il bene desiderato solo dopo una serie di scambi (baratto multiplo), che non facilitano la compravendita di beni e servizi: l'assenza di un mezzo di pagamento di diffusa accettazione frena certamente gli scambi (scarsa efficienza allocativa), impedendo così anche l'evoluzione della specializzazione produttiva e il conseguente aumento di produttività (scarsa efficienza nella produzione).

Inoltre in assenza di moneta è quasi impossibile il risparmio. Chi produce un bene deve consumarlo o venderlo prima che deperisca (si pensi ai generi alimentari) e solo una piccola parte dei beni può essere conservata e consumata in futuro.

Inoltre il baratto diventa difficile da realizzare per beni indivisibili. Un esempio può essere offerto dai capi di bestiame vivo.

All'aumentare della frequenza degli scambi, diventa perciò necessario che subentri in gioco un mezzo accettato in pagamento da tutti gli operatori economici, che conservi il proprio valore nel tempo (altrimenti verrebbe meno parte dell'accettazione) e sia facilmente divisibile.

La moneta dunque è una forma di pagamento astratta ed evoluta ovvero una contropartita di un bene o servizio che sostituisce il baratto e offre al contempo un'ampia flessibilità d'acquisto di qualsiasi altro tipo di bene, anche frazionario, al prezzo del suo rispettivo valore, che, come è noto, è determinato dall'interazione di quattro fattori: costo di produzione, utilità, domanda e offerta.

I primi beni a fungere da mezzo di scambio ("moneta" in senso lato) presentano probabilmente i caratteri della non deperibilità, della notevole disponibilità e diffusione (negli scambi), della facile verificabilità della loro qualità: la prima caratteristica favorisce la tesaurizzazione in attesa di scambi futuri desiderati ma incerti; la seconda caratteristica garantisce una diffusa accettazione (che a sua volta ne accresce ulteriormente la diffusione, innescando un meccanismo moltiplicativo); la terza caratteristica riduce le incertezze legate al pagamento e aumenta quindi l'accettazione di tali beni come mezzo liberatorio di pagamento.

Tali caratteristiche sono comuni a vari beni che sono stati usati come mezzi di pagamento ancora fino alla metà del Novecento dai popoli senza scrittura: vari tipi di metalli (non solo oro ed argento, ma anche rame e ferro), il sale, le conchiglie (cauri), il tè, pezze di tessuto, pietre in diverse forme (nel mediterraneo neolitico l'ossidiana era il più diffuso mezzo di scambio). Anche alcune grandi civiltà hanno continuato ad utilizzare beni come moneta fino a tempi recenti. Il caso più tipico è il Giappone, dove il riso è rimasto l'unità di conto dei grandi feudi fino all'abolizione degli stessi, nel 1868. Ma anche la Cina ha utilizzato dei veri e propri lingotti, i tael d'argento, fino agli anni trenta del Novecento.

Con riferimento a questi primi strumenti di pagamento, consistenti di fatto in beni con un proprio valore intrinseco, si usa l'espressione moneta merce.

Solo successivamente si affermano, come strumenti di pagamento i metalli preziosi, in considerazione soprattutto della loro notevolissima resistenza rispetto al trascorrere del tempo.

I metalli vengono utilizzati come moneta merce nella forma di lingotti o sbarre, od anche polvere. Tuttavia questo sistema di pagamenti dà luogo a due inconvenienti. Innanzitutto chi riceve il lingotto in pagamento si deve accertare che esso abbia il peso dichiarato. E perciò si deve sempre portare dietro una bilancia per effettuare il controllo. Inoltre c'è il rischio che il metallo non sia puro e perciò chi riceve il pagamento deve altresì portarsi dietro una "pietra di paragone" od altro strumento per verificare la purezza del metallo.

Non tutti però condividono questa visione "rettilinea" della nascita della moneta in seguito alle esigenze dell'economia di scambio/mercato.

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MONETE BIZANTINE

Solido di Giustiniano II    685-695 & 704 alla morte


Lorenzo - Denaro Tornese 1483


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